Carmine Mangone, “Nessuno mai che abbia sentito russare le stelle”, Ab imis, 2026

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Carmine Mangone, Nessuno mai che abbia sentito russare le stelle, prefazione di Viviana Leveghi, postfazione di Filippo Pretolani, Ab imis, 2026, ebook, pagine 129.

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Il libro che scriviamo, qualsiasi libro che potremmo scrivere, sarebbe del tutto inutile, se la parola non costruisse, fuori da ogni libro, un punto di tangenza tra il desiderio di chi legge e la realtà del nostro mondo. (…) Nessun corpo, nessun libro è davvero nostro, essendo parte dell’opera sempre incompiuta e sempre da compiere tra le latenze del giudizio. L’evento resta dunque un’emergenza dell’intesa tra gli elementi che condensiamo in noi accogliendone anche il tremore: una tacca che facciamo lungo quel divenire particolare che denuda il nostro pensiero e la nostra disponibilità. L’amicizia verso l’esistente è l’incrinatura decisiva, il varco che rimane inappropriabile e che nondimeno ci consente di cavalcare le onde e i fulmini che il destino ci getta negli occhi e nel sangue. [Carmine Mangone]

I nomi dell’amore non possono più tradirmi

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Malgrado la provvisorietà di ogni desiderio, il tuo esserci continua a scrivere in me ciò che la morte ancora non riesce a leggere.

Tra le pieghe del possibile, cerco una donna che mi conduca fino alla morte di tutte le parole: un amore che non si chiami più amore; una trasparenza che tenga in scacco ogni perversione della luce.

Il tuo pensiero più nudo mi fa sentire come un querceto che invochi il fulmine al cospetto dell’alba.

Se la dimora è l’abito, la soglia non può che essere il denudamento di ogni pensiero.

Volevo una donna che mi dicesse: «Hai pensato abbastanza. I nomi dell’amore non possono più tradirti. Sei finalmente libero».

Inutile il libro quando la parola è priva di sesso.

L’idea del silenzio è solo un modo per credere alla pace di tutte le parole, ma il corpo, almeno allo stato di veglia, non fa che rigettare senza posa ogni piega metafisica che occupi la mente.
Le radici dell’olivo non hanno mai avuto bisogno di una nostra idea della radicalità.

La terra culla i semi e continua ad amarli anche nell’eventuale sbandamento della germinazione. Tu sei la terra. Noi siamo il seme.

 

Laureana Cilento, 12-15 marzo 2026. Foto (dall’alto) di Ton Dirven e Aaron Knight.